Dear School Film Fest

LADY: “i videogiochi sono il futuro”

A cura di Marianna Basso – Liceo Elsa Morante

Il giorno 14 maggio, presso l’Auditorium ITI ‘Galileo Ferraris’ abbiamo assistito alla presentazione di parte dei cortometraggi in concorso al Dear School Film Fest, tra cui ‘Lady’, idealizzato dall’I.C. Ruggiero Bonghi. “Se non capisci i videogiochi non hai la chiave di comprensione di un immaginario collettivo e noi abbiamo lavorato proprio su questo, traendo dal loro immaginario una storia di disuguaglianza super interessante” racconta Emilio Costa, responsabile del coordinamento artistico e della regia assieme ad Ugo di Fenza. L’idea è nata dai ragazzi stessi, per due lezioni hanno fatto brainstorming per far emergere tutte le loro idee e alla fine è uscita fuori l’idea di base del videogioco, trovando prima la forma e poi il contenuto. Il protagonista del corto è Simone, un bambino che, giocando online sulla piattaforma ‘Roblox’, si innamora dell’avatar Lady che da un giorno all’altro scompare dal gioco senza più parlargli. Da quel momento Simone andrà alla ricerca dell’avatar di cui era innamorato, completamente immerso in una realtà ben distante dalla sua. Alla fine, quando ritrova la sua amata Lady, scopre che dietro l’avatar non c’è una ragazza, come lui pensava, ma un ragazzo di nome Matteo e ciò inizialmente lo lascia senza parole. “I videogiochi sono il futuro della narrativa, in quanto dotati della capacità di raccontare un’intera storia attraverso l’interazione tra la rappresentazione e la simulazione; in quanto persone vicine al campo audiovisivo, abbiamo il dovere morale di starci dentro e capirci qualcosa” continua il regista, evidenziando anche quanto sia spinosa come questione. In questo cortometraggio è stata affrontata la questione del mondo virtuale, cercando di dare un maggior grado di consapevolezza e con particolare attenzione al modo in cui esso venga usato. Il vero discrimine, ci spiegano i registi, è che non viene capito e non se ne parla mai abbastanza; purtroppo non è chiaro a tutti che non sono i videogiochi che isolano i ragazzi ma il modo in cui vengono usati e la società attorno ad essi. Il mondo virtuale diventa pericoloso, specialmente per i più piccoli, quando non ci sono i genitori a supervisionare; mentre se ci fossero e giocassero assieme ai loro figli, i videogiochi non isolerebbero più i bambini ma diventerebbero un’occasione e un momento di condivisione. Dunque non c’è alcun bisogno di demonizzarli, se cambia il modo in cui li vediamo cambiano anche i giochi. É come se fosse una scatola, il tutto dipende da ciò che decidiamo di mettere dentro e dal modo in cui poi lo utilizziamo. Quando Simone scopre che dietro la visione immaginaria di Lady creata dal suo cervello, si cela un bambino, ha comunque deciso di continuare ad essere suo amico, indipendentemente dal suo genere.

Ovviamente è di vitale importanza rendersi conto anche dei pericoli a cui si va incontro in piattaforme del genere (vanityfair.it), però allo stesso tempo i pericoli a cui si va incontro nel mondo virtuale sono gli stessi che puoi incontrare quando giri per strada da solo: bisogna sempre fare attenzione e nello stesso modo – sta ai genitori controllare ciò che fanno i figli e tutelarli in ogni modo possibile -.

Inoltre, Emilio Costa ritiene che l’idea di chiudersi all’interno di un qualcosa e isolarsi completamente è motivo di dibattito da molto tempo. Ha fornito come esempio la malattia dei giovani russi degli anni ‘20 per gli scacchi o la letteratura volgare per Petrarca: entrambi venivano condannati poiché distraevano i giovani dalla conoscenza e dal sapere. Questo ci fa capire che qualsiasi cosa, se sfruttata nel modo giusto e con le intenzioni giuste, può avere riscontri positivi in ogni ambito.

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